Bob Rugurika: un invito a Renzi.

Bob Rugurika è un giornalista burundese, direttore della Radio Publique Africaine (RPA)

Il 20 gennaio scorso viene convocato negli uffici del procuratore generale Emmanuel Nkurikiye ed arrestato con l’accusa di violazione della solidarietà pubblica, concorso in omicidio e violazione del segreto d’indagine.Tutto questo accade perché continua da tempo ad occuparsi di un caso giudiziario che coinvolge il nostro paese: la barbara uccisione di tre suore missionarie italiane Saveriane: Lucia Pulici, Olga Raschietti e Bernadetta Boggian.

free-rugurikaI fatti risalgono al 7 e 8 settembre 2014 quando nella missione di Kamenge, a nord della capitale Bujumbura, furono ritrovati i cadaveri di Lucia Pulici e Olga Raschietti, e Bernadetta Boggian,  uccisa il giorno dopo.

Nelle immediate ore successive era stato arrestato un uomo del posto, un 33enne squilibrato, che aveva con sé il cellulare di una delle suore assassinate e la chiave del convento. Ma l’arresto, pur pubblicizzato con enfasi dalla polizia, non aveva mai convinto la comunità locale né quella missionaria.  Queste le  parole pronunciate da Suor Delia Guadagnini, ex Superiora regionale delle Missionarie Saveriane per la Repubblica Democratica del Congo e il Burundi: “Non crediamo a questa pista. L’arresto di questa persona è un pretesto per deviare le indagine sull’uccisione delle nostre sorelle.”Bob Rugurika aveva continuato ad occuparsene per proprio conto fino a trovare un testimone che in una trasmissione radiofonica a Radio Publique Africaine dichiara di essere coinvolto negli omicidi delle tre suore, ed indica in ex e attuali agenti e funzionari dei servizi di intelligence e di polizia del Paese africano i responsabili degli omicidi.

Dopo sette ore di interrogatorio e di fronte al rifiuto di rivelare la sua fonte, Rugurika viene incarcerato nella prigione centrale di Mpimba.All’indomani del suo arresto è trasferito al centro di detenzione di Muramvya, a circa 30 chilometri dalla capitale, noto per accogliere detenuti lontano dagli sguardi indiscreti dei media.La notizia si sparge in tutta la capitale, convincendo parenti, giornalisti e una piccola delegazione delle Nazioni Unite a prendere la direzione di Muramvya con l’obiettivo di incontrare il direttore di RPA. Dopo ore di trattative, la moglie di Rugurika, contrariamente ai suoi avvocati, viene autorizzata ad incontrarlo. “Sta bene” rivelerà Nadia. Ma la paura è stata tanta. Durante il trasferimento al carcere di Muramvya, Rugurika avrebbe chiesto ai poliziotti se doveva essere ucciso.

Bisogna tener conto, che in Burundi, diverse organizzazioni per i diritti umani, hanno denunciato negli ultimi anni molti casi di esecuzioni extragiudiziali. Dopo un’iniziale detenzione in una cella di isolamento di due metri su tre e senza finestra, le condizioni di incarcerazione del giornalista sono state alleggerite, con la possibilità di avere una radio e ricevere saltuariamente visite.I giornalisti di Radio France Internationale (RFI) gli hanno fatto visita in carcere e dicono di aver incontrato un uomo “molto combattivo”. “Non ho il diritto di perdere il morale, sono pronto a battermi fino in fondo”, ha dichiarato Rugurika, che spera ormai di essere rilasciato in libertà condizionata.

Per il pubblico ministero burundese, il rilascio è condizionato alla identificazione della persona intervistata da Rugurika. “Questa persona deve essere a messa a disposizione della procura, e solo allora Bob potrà godere della libertà condizionata”, ha assicurato la portavoce della giustizia burundese, Agnès Bangiricenge.

La speranza di vedere il direttore di RPA rilasciato è minima. Secondo alcuni osservatori, è molto probabile che rimanga in carcere almeno fino al 26 maggio, data delle prossime elezioni legislative, alle quali seguiranno le presidenziali previste nel mese di giugno.

La Federazione dei giornalisti africani ( FAJ ) i media in Burundi, l’UE, gli Stati Uniti e alcuni associazioni per diritti umani internazionali si sono mobilitati in una campagna per la liberazione del giornalista e con visite programmate per monitorare lo stato di salute del giornalista. Il Vescovo Pierre Antoine Madaraga ,Vicario Generale della Diocesi di Ngozi , una figura religiosa influente in Burundi, in una dichiarazione ha detto di essere rattristato dalla reclusione di Rugurika. “All’inizio del caso, dopo gli omicidi delle prime due sorelle, la Chiesa aveva prima aderito alla versione ufficiale, che il duplice omicidio fosse stato opera di un squilibrato. Ma l’assassinio della nostra terza sorella, nonostante il dispiegamento di forze di polizia sul posto, dopo i primi due omicidi, ci aveva portato ad una ulteriore riflessione. Così, quando l’ RPA ha iniziato a darci maggiori informazioni, abbiamo detto: finalmente un altro indizio. Così arrestarne il direttore, è come se la verità fosse stata messa a tacere.”

Inoltre da fonti dell’entourage del RPA pare che si stia facendo largo anche l’ipotesi di una trappola mediatica destinata a Bob Rugurika, in quanto le informazioni ricevute erano volutamente false in modo da screditare, tutte le indagini fino a quel punto svolte dal giornalista.

Alla luce di tutti gli avvenimenti e visto il comportamento della giustizia burundese nello svolgere le indagini è auspicabile che il nostro governo, si esponga direttamente, per chiedere delucidazioni, sull’accertamento delle responsabilità.

“Un gesto atroce che sgomenta per la ferocia rivolta nei confronti di chi era in quella zona per testimoniare solidarietà e portare aiuto concreto alle comunità locale”, è stato il commento del premier, Matteo Renzi a seguito della morte delle tre missionarie.

Speriamo faccia seguito a quelle parole con un intervento, necessario, a tutela di tutti gli italiani, religiosi e laici, che nel mondo si impegnano al fine di portare, non le armi, ma la cultura della pace e la solidarietà. E’ imperativo un intervento anche a livello mediatico, cosa che al momento totalmente inesistente, al fine di dimostrare solidarietà verso chi continua a cercare la verità e interesse nell’individuare i colpevoli per onorare la memoria, di nostre concittadine, che hanno sacrificato la propria vita per gli altri.

#news #politics #human rights #burundi #journalism #africa #renzi

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