L’Isis e Göbbels: maestri nell’utilizzare la comunicazione

Il poeta tedesco Johann Heinrich Heine scrisse “Là dove si bruciano i libri si finisce per bruciare anche gli uomini”. Come un triste presagio scrisse queste parole molto prima che Göbbels organizzasse i Bücherverbrennungen ( roghi di libri) nel 1933 , durante i quali vennero bruciati tutti i libri non corrispondenti a quella ideologia che portò allo sterminio di massaisis. E ora l’Isis,che utilizza il rogo come messaggio mediatico in modo altrettanto ignobile, ci fa sapere di aver distrutto circa 112mila tra manoscritti (alcuni molto rari), libri e documenti delle biblioteche di Mosul. Molti di questi volumi erano patrimonio Unesco. Anche la biblioteca centrale della città, inaugurata nel 1921, è stata bruciata. In particolare, il rogo avrebbe coinvolto sia testi scientifici sia letterari. Sempre a Mosul sarebbero state danneggiate, tra le altre, la biblioteca musulmana sunnita e la Biblioteca del Museo di Mosul. Oggi leggo commenti di gente sconvolta, perchè lo Stato Islamico dell’Iraq e del Levante  e con loro i media nel mondo hanno deciso di farci vedere un “nuovo spettacolo”. Si mettono in bella posa e demoliscono le statue con martelli pneumatici,  aspettando però prima che il cameramen parta con la ripresa video, con le mazze e addirittura in una inquadratura con lo slow motion per farci notare i dettagli. Göbbels è stato un  criminale che aveva capito il valore della comunicazione e dei media e l’Isis non è da meno. Stesse matrici, stessa ideologia, stessi comportamenti. Le provocazioni che mettono in atto non possono farci scadere al loro stesso livello, anche se solo verbale, nell’ odio che professano. Le guerre che sono state portate nella Ex Jugoslavia, in Iraq contro Saddam Hussein, o con l’intervento americano in Vietnam sono state, a vario titolo, tutte risposte all’odio. La seconda guerra mondiale scoppio 10 anni dopo i roghi dei libri in Germania. Quando è, il tempo giusto per fare una guerra? E in quanti posti ora nel mondo? Nigeria, Congo, Ucraina, Corea, SIria, in Libia per citarne solo alcuni. Riflettiamo su cosa dire e fare. Proviamo ad immaginare le conseguenze che portano parole con odio e discriminazione. Un esempio cronologico:

09 lug 2014 militanti di Isis distruggono la tomba del profeta Giona. 24 Luglio2014 Il monumentale mausoleo di Nebi Yunus che ospitava la tomba di Seth, che ebrei, cristiani e musulmani venerano come figlio di Adamo ed Eva. 26 lug 2014 distrutto il mausoleo di San Giorgio, patrono di Mosul 25 settembre 2014 l’Isis distrugge la “Chiesa verde” di Tikrit in Iraq, tra i più antichi monumenti cristiani: 2 Dicembre 2014 Distrutta la Moschea Khosrofiya, che Khosrof Pascià commissionò nel 1537 al grande Sinan, il “Michelangelo ottomano”. 29 Gennaio 2015 L’Isis distrugge le antiche mura di Ninive, facendo saltare in aria il tratto murario distruggendo parte della Grande Moschea di Mosul.

Nel 2012 i ribelli salafiti di Ansar Eddine, nel nord del Mali, fecero saltare in aria le antiche tombe di Timbuctù, patrimonio mondiale dell’Unesco. E nello stesso anno i cannoni dei carri armati dei talebani, in Afghanistan, hanno aperto il fuoco contro le statue di Buddha, le più alte del Mondo e risalenti al terzo secolo dopo Cristo.

Per tutto questo non ricordo,ma forse sbaglio, che ci fosse stata  tanta indignazione. Lo sgomento, la rabbia vengono determinate dagli eventi che accadono o dalle notizie che i media ci fanno arrivare? Io personalmente non so quali statue abbiano demolito,ne sono rattristato, ma vorrei che mi spiegassero perchè hanno più rilevanza, vista l’attenzione mediatica, di tutto quello che è stato distrutto nei mesi precedenti.

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