Machine Gun Preacher . Lo scoglio etico per una scelta.

Ho rivisto, da poco, Machine Gun Preacher che da sempre lascia in me un senso di smarrimento di fronte a quale sia la scelta giusta e quale sia il senso della giustizia. E’ un film del 2011 diretto da Marc Forster (Monster’s Ball ,Neverland, Il cacciatore di aquiloni e World War Z), un regista, di origine tedesche, che ben si districa tra l’intimismo dei personaggi e il cinema d’azione.machine gun Protagonista è Gerard Butler ed è ispirato alla vera storia di Sam Childers. Il prologo descrive una una scena che si svolge nel Sud del Sudan che ci porta nell’incubo di un dramma africano. Bastano 2 minuti per rimanere attoniti a chiedersi il perchè di tutto questo, come del resto accade più volte nello svolgersi della trama. Ci troviamo in Pennsylvania di fronte ad un uomo che esce di prigione un violento, un tossicodipendente che trova una famiglia profondamente cambiata, la moglie da spogliarellista ora lavora in un supermercato. Ha cambiato stile vita a seguito di una conversione di fede e Sam seguirà i suoi passi. Si converte, muta profondamente il modo di intendere la vita. Diventa titolare di una impresa di costruzioni e decide di aprire un centro in cui accogliere tutti quelli che “hanno sbagliato”, per fornire loro un’altra opportunità. Viene a conoscere durante una predica la realtà dell’Uganda. Decide di seguire l’istinto e parte per dare il suo aiuto per costruire un centro di accoglienza . Al suo ritorno in patria è un uomo diverso, che ha preso coscienza di quel dramma e decide didedicare la sua vita ad aiutare e salvare quei bambini  dagli orrori della guerra . Da quel momento comincia il suo percorso travagliato personale e familiare, una ossessione che lo porterà a scelte difficili.
E’ un film duro, non adatto a qualsiasi pubblico, che ha il pregio di essere crudo, immediato e lascia  ripensare al sottile equilibrio tra il bene e il male, tra il giusto e l’ingiusto  . Ha il merito di evidenziare in modo inequivocabile l’utilizzo dei bambini-soldato nelle guerre e la colpevole assenza di una mobilitazione efficace. Vi è un continuo passaggio figurato, e non solo, tra gli inferi e il paradiso, la narrazione scorre tra felicità e disperazione cosa che Gerald Butter, come attore, rende perfettamente.10945618_908865499154096_1638157486108946542_n Ci mostra il viaggio reale, fatto da un uomo, passando da una vita di violenta e priva di regole ad una dedicata a difendere, con qualsiasi mezzo a sua disposizione, gli orfani di quelle terre. Sam Childers ora 52enne rimane un personaggio molto controverso che  ha creato intorno a sé, come prevedibile, consensi e opposizioni nette alle metodologie intraprese per salvare i bambini dai signori della guerra come Joseph Kony .

Rimane quel villaggio, di cui si racconta la costruzione nel film, che esiste ancora. Attualmente ospita 200 orfani, e più di 1000 bambini sono stati alloggiati ed educati negli ultimi 13 anni . con una modesta serie di dormitori , una Chiesa rudimentale , una scuola e una cucina e la protezione delle armi.

Nei titoli di coda compare una riflessione che lo stesso Sam Childers  propone per esprimere un giudizio. Ecco le sue parole:

Se volete che resti qui
e vi dia tutte le scuse possibili per
giustificarmi io non posso farlo,
piuttosto voglio chiedere a ognuno di voi,
là fuori, a chiunque di voi abbia un figlio,
un fratello o una sorella. Se vostro figlio
o, non so, qualcuno della vostra famiglia
fosse rapito, oggi, se dovesse arrivare
un pazzo criminale, per esempio,
o un terrorista e per assurdo rapisse
qualche membro della vostra famiglia
o vostro figlio e io venissi a dirvi:
” Posso riportare vostro figlio a casa”
farebbe differenza come lo riporterei a casa ?

A questa ultima domanda se una risposta c’è, non penso possa essere oggettiva, ma solo soggettiva.

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