Akampene la memoria che scompare.

Akampene è un isolotto, un granello di terra nel lago Bunyonyi, in un’area rurale dell’Uganda. Le sue rive sono in gran parte già sommerse, presto sarà completamente inghiottito dal lago che la circonda. La piccola isola deserta, oggi quasi ignorata, ha però una lunga storia da raccontare. Come tutte le storie che riguardano le donne africane è una storia cruda e selvaggia nella sua accezione più naturale. È statai famosa per essere l’ultima destinazione di ragazze che, infrangendo il tabù del sesso prematrimoniale, il più delle volte costrette, restavano incinte e vi venivano abbandonate.Akampene L’inizio di questa pratica di esilio non si sa da quando abbia avuto inizio ma è terminata a seguito dell’intervento nella zona dei missionari che hanno accolto presso di loro queste donne considerate indegne di partecipare alla vita sociale. Nei tempi venivavo abbandonate nell’isola senza nessuna fonte di cibo. Condannate a morte. Alcune venivano salvate da uomini in cerca di mogli gratuite, ripudiate e quindi libere dall’onere della dote. Proviamo ad immaginare il loro pensiero di donne abbandonate per colpe che la natura non ritiene tali,ma per l’ottusità del privilegio maschile, per la cultura del possesso esclusivo e per il diritto di scelta di un uomo su un’altro essere umano. In molte parti del mondo proprio questa concezione della società ci porta a considerare il perchè della diffusione delle pratiche coercitive che le donne hanno subito anche a livello fisico L’usanza ad esempio del Loto D’oro, la tecnica di fasciatura e deformazioe dei piedi per le donne cinesi. Una pratica che venne utilizzata dal 900 D.C e si diffuse inizialmente fra le classi più facoltose della popolazione, per motivi estetici. Ma presto cambiò significato, diventando simbolo di status sociale: una donna con i piedi fasciati, impossibilitata a svolgere lavori pesanti o rurali, aveva un marito facoltoso. Per questo stesso motivo, questa usanza cominciò a diffondersi nelle classi meno abbienti che potevano dare in sposa una figlia ad una famiglia facoltosa, stabilendo legami interfamiliari che aumentavano il prestigio della propria famiglia. Le ragazze povere venivano anche vendute come concubine e il prezzo era legato alle dimensioni e alla perfezione dei piedi. Questa pratica fu abolita ufficialmente da un decreto imperiale del 1902, ma ci vollero 50 anni affinché scomparisse definitivamente. Il popolo, infatti, offrì molta resistenza al cambiamento i questa usanza tramandata da madre in figlia, allo stesso modo dell’infibulazione. Quest’ultima è una tecnica che ancora si attua in Egitto, Sudan, Somalia, Eritrea, Nigeria, Senegal, Guinea, dove viene utilizzata come sistema per mantenere intatta l’illibatezza della donna. In Somalia, una donna non infibulata viene considerata impura; pertanto, non trova marito e rischia l’allontanamento dalla società.
Ma questo modo di intendere il rapporto con la donna non sono solo proprie ed esclusive di culture a noi lontane. Nel momento in cui nel nostro paese, una cultura maschilista e retrograda riteneva le donne non illibate inadatte ad un matrimonio cosiddetto morale, abbiamo effettuato una discriminazione simile. Quante donne italiane hanno sopportato un tale disagio. Certo a differenza delle donne ugandesi, non venivano uccise sistematicamente, anche se sono state oggetto di sparizioni e ricordiamo anche i delitti d’onore, ma esiliate ugualmente dalla società in cui vivevano, emarginate dai rapporti con la famiglia e alienate dai rapporti con la comunità. I luoghi come Akampene dovrebbero essere pubblicizzati come luoghi della memoria in cui ricordare come le discriminazioni e la violenza verso le donne e i deboli sono presenti in molti luoghi nel mondo. La terra ci ricorda che il passaggio dell’uomo su di essa lascia le tracce di una storia da osservare per portare gli altri ad abbandonare la via della discriminazione e dell’ignoranza.

Un ringraziamento alla regista Laura Cini,che con un suo documentario intitolato “Punishment Island”, racconta la storia di di queste donne.ola di Akampene

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