Il Rinascimento africano di Ngugi.

«Il linguaggio non era un semplice susseguirsi di parole, aveva un potere di suggestione che andava ben oltre il significato immediato e lessicale. Attraverso immagini e simboli, la lingua ci mostrava il mondo». Ngugi Wa Thiong’o è stato – ed è – non solo un grande scrittore, poeta e drammaturgo, ma soprattutto un paladino della “lingua madre”. Keniano, autore di diversi romanzi in inglese negli anni Sessanta, nel 1977 pubblica il suo primo testo teatrale in kikuyu, la sua lingua materna.

Questo gli costa un anno di imprigionamento, durante il quale scrive su fogli di carta igienica il suo primo romanzo in kikuyu, Caitaani mutharaba-Ini (Diavolo in croce).

La sua rivolta non è semplicemente una questione linguistica. È un modo per opporsi all’«universo mentale dei colonizzatori» e al controllo, attraverso l’imposizione della loro lingua e cultura, «del modo in cui le persone percepivano se stesse e il loro rapporto con il mondo». È quanto scrive in uno dei suoi libri più famosi, Decolonizzare la mente, pubblicato per la prima volta nel 1986 e appena uscito in Italia da Jaca Book (pagine 128, euro 14). Ngugi sarà al prossimo Salone del libro di Torino domenica 17 maggio alle ore 18 (Arena Piemonte; intervengono anche Claudio Gorlier e Maria Teresa Carbone).

Il Rinascimento africano di Ngugi..

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