La vita và rispettata quando la si vuole fotografare. Sebastião Salgado

Conoscevo Salgado per molte delle sue foto e colpevolmente, non avevo mai visto il film di Wim Wenders “Il sale della terra” un film-documentario a lui dedicato. Sono rimasto affascinato dalla forza di quelle foto640px-Sebsalgado_050512, molto delle quali già conoscevo,ma stavolte esaltate dal commento sul come sono nati quegli scatti.Ho ricordato la crudezza di come viene rappresentata al mondo la fame africana, i massacri ruandesi, il Sael e il Mali. Come il lavoro nelle miniere d’oro e quello nei luoghi del mondo, il disastro dei pozzi incendiati in Kuwait, la rappresentazione i suoi reportage finalizzati esclusivamente al narrare la sua percezione. Ho capito sentendo le sue spiegazioni come era affascinato e meravigliato dal mondo che lo circonda, rispettandolo anche nell’orrore che genera. Ricordandosi sempre di essere lì come un narratore delle immagini, uomo che narra la vita di altri uomini che vivono nella stessa terra. Si parla dei suoi progetti. Other Americas sull’america Latina , Workers La mano dell’uomo sul lavoro nei settori di base della produzione, poi sul tema delle migrazioni umane con In Cammino e eper finire con Genesis in cui si ricrcano i luoghi della terra ancora incontaminati . Salgado ,parlando diSebastiao.Salgado.Genesis fotografia,ma anche di vita, ci ricorda che bisogna saper assaporare la pazienza, bisogna saper aspettare perchè accada qualcosa, perchè qualcosa accadrà per forza. La lentezza appartiene alla fotografia dato che oramai i mezzi di trasporto ci portano velocemente da una parte all’altra del mondo, ma poi bisogna adattarsi alla velocità degli esseri umani e degli animali e della vita stessa. Il nostro mondo và molto velocemente, la vita segue un altro ordine e la vita và rispettata quando la si vuole fotografare. Il padre comprò una dozzina di muli e si occupava del trasporto del caffe, camminava per molti giorni e in questi cammini si pensa si riflette si guarda il mondo così com’è, senza filtri, e ne parlava al figlio e quando lo stesso Salgado cominciò a fare i viaggi per la transumanza a cavallo dietro migliaia di bovini dove non c’erano strade e ci si fermava ogni venti chilometri, ricordando le parole del padre, sentì dentro di se quella sensazione che in seguito ha resa umana la sua fotografia. Umana: intesa come riflessione sul destino dell’uomo e del suo viaggio nella terra e nel tempo. Parlando del Brasile la sua terra ne rimane talmente affascinato e allo stesso tempo innamorato da ritenere che chi ha operato il creato probabilmente è qui che aveva terminato il suo lavoro. Nella sua terra ha imparato a vedere e amare la luce che lo ha seguito per tutta la sua vita. Dice in un passo di un suo libro” Sono cresciuto con le immagini di cieli carichi di nuvole, trafitti dalla luce e queste luci sono entrate nelle mie fotografie in realtà io ero dentro le mie immagini ancor prima di cominciare a fotografare”.

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