Una occasione per raccontare, a chi non conosce, l’operazione: Operação Lava Jato

Oggi va in onda sul canale Netflix la serie in 8 puntate di “The Mechanism” lo scandalo più grande della storia brasiliana. Netflix, che già aveva realizzato il film biografico su Pablo Escobar, “Narcos”. Si occupa ora di raccontare l’operação Lava Jato dove le somme di denaro coinvolte,  forse non sono state ai livelli di Escobar, ma i miliardi persi per i servizi pubblici di quel paese , significano che questa truffa ha causato danni, su una scala paragonabile alle attività del signore della droga.

“Una volta stabilito il meccanismo, solo i corrotti possono prenderne parte”, afferma José Padilha, scrittore e regista brasiliano di The Mechanism. “Se sei un politico onesto sei condannato. L’uomo d’affari onesto non otterrà alcun contratto. Ci sono solo truffatori. ”

 L’operazione: Operação Lava Jato o in italiano: Operazione Autolavaggio è un’operazione della polizia federale del Brasile iniziata il 17 marzo 2014 e ancora in corso per portare alla luce un sistema di tangenti all’interno dell’azienda petrolifera statale Petrobras grazie alla dichiarazioni del pentito Alberto Youssef. Un giro di tangenti del valore di 10.000 milioni di real brasiliani. Secondo le forze dell’ordine è la più grande operazione anti-corruzione nella storia del Brasile. Il costo per le casse statali brasiliane poteva essere sufficiente a coprire gli stipendi di oltre un milione di infermieri o a fornire un anno di istruzione per oltre 17 milioni di bambini.

 

 

 Negli anni ’80, Alberto Youssef era, insieme a una sorella maggiore, un contrabbandiere di whisky e prodotti elettronici dal Paraguay al Brasile. Si racconta che una volta, mentre veniva inseguito dalla polizia, seminava per la strada videoregistratori che cadevano dal pick-up che stava guidando. Pochi avrebbero immaginato che questo personaggio quasi comico sarebbe diventato un giorno un perno chiave in quello che è stato definito la più grande operazione anti-corruzione nella storia del Brasile

 La polizia ha iniziato a scoprire la portata dello scandalo dell’autolavaggio nel 2013, quando si sono insospettiti per la mole di denaro che passava per l’ufficio di cambio in un’umile stazione di servizio nella capitale brasiliana. Ciò ha portato all’arresto di Youssef, che a sua volta ha portato a ulteriori arresti. Ben presto divenne chiaro che questa non era una normale operazione di riciclaggio di denaro. La polizia era incappata in un racket che avrebbe coinvolto almeno 28 grandi aziende e 20 partiti politici, con oltre 100 condanne. Tra l’elenco degli indagati risultarono molti esponenti dell’élite politica brasiliana, tra cui due presidenti.

 L’ex presidente brasiliano Luiz Inacio Lula da Silva è stato condannato a più di 12 anni, dopo che è emerso che ha preso tangenti per aiutare una società di costruzioni a stipulare contratti con Petrobras. Lula dice che il caso è stato politicamente montato e rimane libero in attesa di appello. Ma una recente sentenza di un tribunale federale, tuttavia, potrebbe mandarlo dietro le sbarre, anche mentre il caso viene esaminato dalla Corte Suprema.

 L’attuale presidente Michel Temer è stato anche al centro delle indagini sulla corruzione, relative ad un accordo per servizi operativi al Porto di Santos, il più grande porto per container dell’America Latina. Il Congresso ha bloccato per due volte un processo per corruzione verso Temer, e lui continua a negare il fondamento delle accuse.

 La frode ruotava attorno a Petrobras, la compagnia petrolifera statale del Brasile. Invece di assegnare ingenti contratti per progetti di costruzione, piattaforme petrolifere, spedizioni e così via in modo normale, i lavori venivano assegnati ad un cartello di aziende in modo preordinato. Petrobras, avrebbe pagato le società in eccesso di almeno il 3%.  Con quel denaro in più, gli amministratori responsabili dell’assegnazione dei contratti, avrebbero intascato una parte del denaro e consegnato il resto ai politici, che li avevano nominati. I soldi in seguito andavano alle campagne dei partiti politici del Brasile e fornendo fondi, finalizzati a tenere coese coalizioni governative altrimenti instabili.

 Il risultato e stato un racket di sorprendente complessità e scala in cui tutti hanno preso una parte. Le tangenti venivano sotto forma di denaro, opere d’arte, aerei e yacht; società anonime di proprietà in paradisi fiscali e conti bancari stranieri hanno contribuito a riciclare il tutto. Un dirigente di Petrobras, da solo,ha canalizzato 20 milioni di euro per le banche di Monaco da conti nelle Bahamas, da Panama ed altrove.

 Questo “meccanismo” funzionava ininterrottamente in Brasile da almeno 12 anni.

 

 

 

 

 

 

 

 

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Bambini in guerra

Due notizie di questi giorni, ci hanno riportato in mente come i bambini e le armi siano un’idea , purtroppo, non più così lontana dalla nostra società “civile”.  Vittorio Zucconi, in un articolo di ieri, in D di Repubblica, ci ha ricordato che in Florida è in corso da anni una guerra tra gang di minorenni che ha portato negli ultimi 10 anni 316 morti tra i bambini giovani e ragazzi e che in 20 milioni di famiglie negli Usa c’è un arma .Ormai tutti sanno a Miami, che questa è una vera guerra, che ha portato il 29 dicembre 2016, all’uccisione di un bambino di 8 anni, non compreso in questi dati, come vendetta di un altro omicidio.03-13-childrenkilled

Queste vendette stanno generando una generazione di bambini ,ragazzi e uomini pronti ad impugnare un’arma. Inoltre c’è da considerare come le armi siano oramai passate, grazie ad un libero mercato, in mano ai ragazzi. Una sorta di reclutamento di stato per fini commerciali, che sta portando conseguenze, forse troppo sottovalutate e che certo ,con la nuova presidenza di Donald Trump, non vedrà sicuramente il fenomeno regredire.

Anche  Roberto Saviano, in articolo in merito alla mancata strage al Mercato della Duchesca del 4 gennaio scorso a Napoli ,dove è rimasta ferita una bambina di 10 anni, racconta come dietro questo episodio, ci sono storie di famiglie che vivono una quotidianeità di guerra. Si può scegliere di ignorare queste vicende o, invece, avere il coraggio di fissare questo abisso. Ci racconta di come non ci sia via di scampo per i giovani di camorra, come  la storia di due fratelli protagonisti dello scontro tra il clan Mazzarella e “La paranza dei bambini”: questo il nome con il quale è stato identificato il clan dei criminali, ragazzi di età compresa tra i 15 e i 25 anni, che ha seminato il terrore lungo le strade di Napoli, operando atti di criminalità in particolare a Forcella e nel Centro Storico della città. Molti di questi ragazzi, vengono assoldati dalla criminalità per poter diventare i nuovi soldati delle organizzazioni criminali. Spesso si pensa ai bambini soldato nelle guerre africane, in guerre dichiarate e li si ritiene, un fenomeno a noi lontano, a cui non sia necessario porre attenzione, se non quella “dovuta”. In realtà vediamo come la cronaca di questo inizio d’anno,in Italia e negli Stati Uniti, ci riporti come questo fenomeno sia di stringente attualità.

SELMA 1965: E’ BIANCO IL MARTIRE PER I DIRITTI DEGLI AFROAMERICANI

Pochi sanno che fu la morte di un bianco, che appoggiave Martin Luther King, a rendere possibile l’apertura del governo americano al riconoscimento dei diritti degli afroamericani.Reeb Inoltre proprio nell’anniversario dei 50 anni della prima marcia di Selma, la morte di un altro ragazzo di colore ci riporta alla serie di uccisioni a carico dalla polizia americana negli ultimi tempi. Un poliziotto, ha avuto una colluttazione con un ragazzo di colore di 19 anni disarmato e gli ha sparato. Ma cosa è Selma? Per molti solo un film, che ha partecipato agli Oscar 2014, per gli afroamericani è stato il punto di partenza per l’affermazione dei loro diritti civili.

Nel febbraio del 1965 si tenne nella città di Marion, in Alabama, una manifestazione per i diritti civili. Una delle persone che stavano partecipando alla protesta, Jimmie Lee Jackson, si rifugiò in un caffè insieme alla madre e venne raggiunto da due agenti. Fu ferito con due colpi di arma da fuoco, dopo otto giorni morì all’ospedale della città di Selma per un’infezione causata dalla ferita. La morte di Jackson ispirò la marcia da Selma a Montgomery, guidata da Martin Luther King, per il riconoscimento dei diritti civili. Il primo tentativo fu fatto il 7 marzo 1965 passò alla storia come il “Bloody Sunday”. La polizia dell’Alabama insieme a gruppi di “cittadini volontari” , attaccò seicento persone di colore con manganelli e gas mentre stavano attraversando il ponte Edmund Pettus.Bloody_Sunday-officers_await_demonstrators La seconda marcia si tenne il 9 Marzo, ma i 2500 manifestanti tornarono indietro dopo aver attraversato il ponte e perciò la marcia fu denominata Turnaround Tuesday. In quel giorno il Rev. James Reeb ,pastore Unitariano, lui bianco, che era a Selma per supportare le azioni degli attivisti neri , fu attaccato da quattro persone mentre rientrava alla Chapel Brown punto di ritrovo per i manifestanti. Temendo che ospedale pubblico di Selma avrebbe rifiutato di ricoverarlo e fu portato al University Hospital di Birmingham , a due ore di distanza . Morì l’ 11 marzo a seguito delle ferite riportate. La morte di James Reeb provoca in tutto il paese decine di migliaia di veglie in suo onore . Anche il presidente Johnson chiama la vedova e il padre di Reeb di esprimere le sue condoglianze. In seguito  tre uomini furono processati per l’omicidio, ma la giuria di soli bianchi li assolse.

La terza marcia viene programmata per il 16 marzo, e il giudice federale si esprimein favore dei manifestanti, riconoscendo il loro diritto a marciare, come garantito dal primo emendamento e non poteva essere abrogato dallo stato dell’Alabama. Domenica, 21 marzo circa 8.000 persone si riuniscono alla Chapel Brown di Selma per iniziare il viaggio verso Montgomery. La maggior parte dei partecipanti erano neri, ma vi erano anche erano bianchi,asiatici, latinoamericani. I leader spirituali di molteplici razze, religioni e credenze cominciano la marcia a fianco di M.L. King, tra cui Rev. Fred Shuttlesworth, il greco ortodosso, Mons Iakovos e il Rabbino Abraham Joshua Heschel. I manifestanti percorsero circa 10 miglia (16km) durante più giorni scortati da 2000 agenti di polizia Il 25 marzo, nell’ultima tappa della marcia, il corteo contava 25 mila persone che arrivarono fin sotto le gradinate del palazzo del governatore dell’Alabama, dove King tenne uno dei suoi più celebri discorsi Our God is Marching On!. Il 6 agosto dello stesso anno il Voting Rights Actsla (la legge sul diritto di voto dei neri ), venne tramutato in legge, mettendo ufficialmente termine alle discriminazioni legali dei neri in tutti gli Stati Uniti.

Per i neri americani rimarrà sempre il dubbio che se non ci fosse stata la morte di un bianco se la storia sarebbe stata questa. Da fonti nel tempo è trapelata la notizia che il presidente Johnson abbia ricevuto 57 telefonate che esprimevano preoccupazione per la salute del Reverendo. Reeb . Al contrario, l’omicidio di Jimmie Lee Jackson, uomo di colore, e colui per il quale era partita la marcia, c’è stata una attenzione pari a nulla.

Nel 1967, il Rev. Martin Luther King ha osservato che “La mancata menzione di Jimmie Lee Jackson ha solo rafforzato l’impressione che per gli americani bianchi la vita di un negro è insignificante e senza senso.”