Bambini in guerra

Due notizie di questi giorni, ci hanno riportato in mente come i bambini e le armi siano un’idea , purtroppo, non più così lontana dalla nostra società “civile”.  Vittorio Zucconi, in un articolo di ieri, in D di Repubblica, ci ha ricordato che in Florida è in corso da anni una guerra tra gang di minorenni che ha portato negli ultimi 10 anni 316 morti tra i bambini giovani e ragazzi e che in 20 milioni di famiglie negli Usa c’è un arma .Ormai tutti sanno a Miami, che questa è una vera guerra, che ha portato il 29 dicembre 2016, all’uccisione di un bambino di 8 anni, non compreso in questi dati, come vendetta di un altro omicidio.03-13-childrenkilled

Queste vendette stanno generando una generazione di bambini ,ragazzi e uomini pronti ad impugnare un’arma. Inoltre c’è da considerare come le armi siano oramai passate, grazie ad un libero mercato, in mano ai ragazzi. Una sorta di reclutamento di stato per fini commerciali, che sta portando conseguenze, forse troppo sottovalutate e che certo ,con la nuova presidenza di Donald Trump, non vedrà sicuramente il fenomeno regredire.

Anche  Roberto Saviano, in articolo in merito alla mancata strage al Mercato della Duchesca del 4 gennaio scorso a Napoli ,dove è rimasta ferita una bambina di 10 anni, racconta come dietro questo episodio, ci sono storie di famiglie che vivono una quotidianeità di guerra. Si può scegliere di ignorare queste vicende o, invece, avere il coraggio di fissare questo abisso. Ci racconta di come non ci sia via di scampo per i giovani di camorra, come  la storia di due fratelli protagonisti dello scontro tra il clan Mazzarella e “La paranza dei bambini”: questo il nome con il quale è stato identificato il clan dei criminali, ragazzi di età compresa tra i 15 e i 25 anni, che ha seminato il terrore lungo le strade di Napoli, operando atti di criminalità in particolare a Forcella e nel Centro Storico della città. Molti di questi ragazzi, vengono assoldati dalla criminalità per poter diventare i nuovi soldati delle organizzazioni criminali. Spesso si pensa ai bambini soldato nelle guerre africane, in guerre dichiarate e li si ritiene, un fenomeno a noi lontano, a cui non sia necessario porre attenzione, se non quella “dovuta”. In realtà vediamo come la cronaca di questo inizio d’anno,in Italia e negli Stati Uniti, ci riporti come questo fenomeno sia di stringente attualità.

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Adolescenza di un adolescente

Cominciano le scuole. I ragazzi delle medie e delle superiori cominceranno a riaffollare gli autobus e le strade. Li guarderemo e giudicheremo. E oggi Giulia , una di loro, ci fà un regalo. Ci aiuta a scoprire un luogo che ,per noi adulti risulta oscuro, incompresibile e che crea in molti genitori tanta frustrazione. Non capita spesso che un adolescente ci regali il proprio mondo, che lo descriva con sensibilità, che ci racconti stati d’animo le aspirazioni. Leggendo queste parole trovermo  una strada che forse potremmo percorrere .Smettiamo di guardarli da censori, aiutiamoli con la fiducia e quel senso di benevolezza di cui hanno bisogno per affrontare le sfide della vita.

Una lettura da fare più volte, per entrare in quel mondo . Una letture da fare quando non si comprendono  i propri figli, per aiutarci ad accoglierli ed aiutarli.

adolescenza

L’adolescenza è l’età che precede la maturità e cioè il diventare adulti, quindi è l’intervallo di tempo che va dalla fine delle scuole medie al quinto superiore.

È un periodo in cui si fanno molte esperienze, ma non tutte sono positive. Si pensa di poter fare le stesse cose dei grandi, di essere responsabili di sé stessi e di non avere più il bisogno di ascoltare i genitori nelle decisioni personali.

La pubertà per me presenta due facce: quella con le esperienze positive e quella con le esperienze meno. I lati positivi dell’adolescenza, secondo me, sono: fare nuove esperienze e nuovi incontri, stare insieme agli altri, provare ciò che ci incuriosisce usando la testa e anche vivere l’amore nell’età più bella. Cupido scocca le sue frecce in questo periodo: ci si trucca e ci si veste bene per piacere a qualcuno, ma si indossano delle maschere fasulle che coprono il nostro “io” interiore perché si ha paura di essere scoperte come si è.

Non basta essere belli per piacere a qualcuno o essere fidanzati, bisogna avere un cuore in grado di accettare chi incontriamo e di mostrarsi per quello che valiamo, perché la bellezza prima o poi svanisce ma l’amore per qualcuno, quel calore e quella dolcezza con cui gli stiamo accanto, quello, non svanisce mai. Anche l’amore è un dono di Dio: non tutti sanno amare con il loro cuore e non con il loro corpo e questa è una grande forza di coraggio, è una difesa che possiamo usare e da cui siamo protetti.

Noi non amiamo solo i fidanzati, ma anche genitori e fratelli, perché quello è il primo amore che impariamo, anche se è un amore diverso. A contrastare le cose belle dell’adolescenza, però, ci sono quelle negative come: lo spaccio, il bullismo e il mondo “oscuro” di Internet. Se non sei al passo con i tempi rischi di essere escluso e ignorato e questo influisce molto sullo stato d’animo e sullo stress. I vizi, come i vestiti sempre firmati, le droghe, sono gli argomenti preferiti dai bulli. Ma soprattutto Internet, legato al mondo del telefono, usato nel modo sbagliato, può essere la rovina di tutto. Basta rendere pubbliche foto o video imbarazzanti di un ragazzo/a sui siti e si può cambiare la sua vita sociale con un nonnulla.

Ci sono delle azioni e delle nuove esperienze, che possiamo provare nell’adolescenza e che bisogna stare attenti a non prendere sotto gamba come: andare in discoteca, fumare, bere alcolici, passare le notti in bianco e partecipare a feste notturne. L’adolescenza E’ un radicale cambiamento fisico e mentale, che mi ha portato a delle azioni o a delle conseguenze che sono difficili da raccontare ai genitori. Un’esperienza fondamentale che ho imparato nell’adolescenza è stata quella di trovarmi un amico/a che abbia la testa sulle spalle e mi aiuti nei momenti di difficoltà. Oltre ad un consulente esterno, sarebbe di grande aiuto averne uno anche in famiglia, come un fratello o una sorella. E in mancanza di fratelli, anche un lontano cugino va benissimo!!

Anch’io sto attraversando questa fase e non posso nascondere che è un arco di tempo pieno di cambiamenti, che si vive una volta sola nella vita.

Io però, al momento, la vedo come una lotta. Io non so cosa spingeva i ragazzi della mia età ad escludermi dal loro MONDO, forse, perché so essere socievole ma anche molto timida…

Ma crescendo, si trovano le risposte alle proprie domande?? Boh… speriamo che la ruota della FORTUNA giri!

Quindi dopo tutte le esperienze “raccolte” per strada, nel suo lungo viaggio, l’adolescente è in grado di vedere quello che lo circonda come un grande sogno che si avvera, con i suoi incubi e i suoi principi azzurri, lo vede come una marea di desideri e di ricompense che ci riserva la vita. Anche a me piace molto sognare e immaginare le opportunità e le prove di fiducia che dovrò affrontare, mi rende sicura.

Ai giorni d’oggi, ogni cosa finisce e bisogna cogliere al volo tutti i momenti speciali, perché non si può tornare indietro, se non con la mente, bisogna guidare il treno nella giusta direzione e nella strada che vogliamo prendere. Ogni anno innumerevoli adolescenti, lasciano questo lungo treno per un’altra via e ogni anno ne entrano altrettanti per iniziare il viaggio. Ci si può accorgere solo immaginando che la strada non sarà mai tutta dritta, ma se si ascolta il nostro cuore e si viaggia con la paura di un genitore e con il coraggio di non deluderti mai, qualunque cosa sia, allora la strada seguirà un’altra strada e tu sarai pronto a saltare da una parte all’altra della tua vita. E adesso corriamo, sento già che il treno ha acceso i motori!

RIO: LO SPORT LEGA IL MONDO

Oggi lo sport è considerato spesso, solo, come una fonte di sfogo e di rilassamento.
Il suo scopo principale, secondo me, è invece quello di unire le persone di diverse culture e abitudini e farle integrare tra loro in un’azione di pace e coraggio.
Un esempio sono le Olimpiadi che quest’anno si svolgeranno i primi d’agosto a Rio de Janeiro,  un evento spettacolare e l’unico, che riesce ad unire gli atleti di tutto il mondoolimpiadi rio 2016Sarebbe bello che ogni bambino del mondo sappia che lo sport non è una competizione, ma un gioco, il gioco più coraggioso e impegnativo nella vita che ti aiuta a superare qualsiasi ostacolo. Lo sport è l’unica attività dove non c’è odio e tristezza. In cui bisogna dimostrare la propria lealtà per gli altri e per il mondo; per insegnare ai piccoli atleti o alle future generazioni che stare con qualcuno e battersi con lui senza portare rancore è una vera prova di sportività ed amicizia .La frase, secondo me che andrebbe detta ad ogni atleta è ” L’importante non è vincere ma partecipare” ed io aggiungerei “e divertirsi”. Mi viene in mente che a volte si vive in un ambiente in cui tutti vogliono essere migliori degli altri e sono pieni d’orgoglio e io invece credo che nello sport ci siano poche regole fondamentali tra cui:

  • non essere troppo orgogliosi ma divertirsi
  • imparare dai più esperti
  • saper stare con qualsiasi persona ed accettare la loro diversità
  • essere “regolari” e, per diventare i migliori, non barare mai, perché gli idoli non esistono, sono solo proiezioni della nostra mente e perché chi merita di essere il migliore è quello che lotta per i propri obbiettivi, ma anche per quelli della propria squadra
  • incoraggiare i propri compagni e credere nella forza d’animo che può emanare un gruppo, oltre che nelle proprie qualità.


Uno sportivo impara a proteggersi dalle insidie degli altri, perché apprende dai “nemici” a migliorarsi e viene stimolato dalla forza e dal coraggio.
Per esempio, a me piace molto lo sport ma soprattutto lo pratico e ho imparato a ricevere una vitalità e una forza che prima non avevo. Ci si stanca ad allenarsi duramente ma quando si ha come ricompensa un obbiettivo raggiunto  lo stimolo a continuare è fortissimo. Spero tanto che questo mondo si espanda e tutti ne conoscano la bellezza, perché lo sport è l’unica “fonte” che può unire persone con differenti origini in una manifestazione pacifica e piacevole, che porta grandi risultati e che dà valore al talento. Da questo punto di vista le Olimpiadi sono state una grande invenzione, basta pensare che nelle annate in cui si svolgevano i Giochi (con quattro anni di differenza uno dall’altro), si interrompevano le guerre per ritrovarsi tutti insieme.Con il passare degli anni, poi, le Olimpiadi si sono evolute e modificate: la corona d’alloro ha lasciato posto alle medaglie di metalli preziosi, sono stati introdotti l’inno ed i cerchi Olimpici per sottolineare l’armonia tra tutti i popoli e sono state accettate le donne, il che mi rende molto felice… Questo dimostra che anche nello sport c’è bisogno di un equilibrio tra i sessi e quest’anno ho avuto la soddisfazione di sapere che le atlete italiane ai Giochi di Rio saranno quasi quante gli atleti maschi!

Una cosa che mi ha stimolato molto ad andare avanti è stata la frase che per primo mi ha detto mio papà: “S’impara dalle sconfitte a gustare meglio il sapore della vittoria”.

E posso dire che quando si vince è molto più che piacevole, ma che anche perdere ha i suoi “valori” e pregi e cioè di costringerti a rialzarti quando si cade e di saper lottare per le proprie qualità. Sono felice che quest’anno ci siano le Olimpiadi perché questo darà speranza ai popoli in guerra, la speranza di un mondo unito, e sarà prova di coraggio, unione e fedeltà. Sarà molto difficile abbattere le barriere dello sport, perché è qualcosa che ha solo una mente, un solo cuore ma milioni di gambe pronte a correre verso la gloria o verso i pericoli per affrontarli insieme. Rio sarà quindi una chiazza scura su un foglio ancora più scuro dove verrà fuori la forza di un mondo intero e l’unione dei colori abbatteranno ogni dubbio.
Lo sport è faticoso, ma la soddisfazione di stare insieme  e di lottare per gli obbiettivi  ti dà il coraggio di andare SEMPRE avanti.

 

Tu devi scegliere, nella vita: o faccio ponti, o faccio muri

Papa Francesco parla ai ragazzi   di quanto il comprendere, il collaborare, lo stare insieme e la tolleranza siano le basi per vivere una vita nella pace. Invece,  vivendo nell’intolleranza , senza il rispetto e nell’insulto, si creano solo odio ed insofferenza e si innalzano i muri della incomprensione . Un nostro video dalla GMG 2016 , con le parole del Papa,

Tu devi scegliere, nella vita: o faccio ponti, o faccio muri. I muri dividono e l’odio cresce: quando c’è divisione, cresce l’odio. I ponti uniscono, e quando c’è il ponte l’odio può andarsene via, perché io posso sentire l’altro, parlare con l’altro. A me piace pensare e dire che noi abbiamo, nelle nostre possibilità di tutti i giorni, la capacità di fare un ponte umano. Quando tu stringi la mano a un amico, a una persona, tu fai un ponte umano. Tu fai un ponte. Invece, quando tu colpisci un altro, insulti un altro, tu costruisci un muro. L’odio cresce sempre con i muri. Alle volte, succede che tu voglia fare il ponte e ti lasciano con la mano tesa e dall’altra parte non te la prendono: sono le umiliazioni che nella vita noi dobbiamo subire per fare qualcosa di buono. Ma sempre fare i ponti. E tu sei venuto qui: sei stato fermato e rimandato a casa; poi hai fatto una scommessa per il ponte e per tornare un’altra volta: questo è l’atteggiamento, sempre. C’è una difficoltà che mi impedisce qualcosa? Torno indietro e vado avanti, torno e vado avanti. Questo è quello che noi dobbiamo fare: fare dei ponti. Non lasciarsi cadere a terra, non andare così: “mah, non posso…”, no, sempre cercare il modo di fare ponti. Voi siete lì: con le mani, fate ponti, voi tutti! Prendete le mani… ecco. Voglio vedere tanti ponti umani… Ecco, così: alzate bene le mani. E’ così. Questo è il programma di vita: fare ponti, ponti umani.

Papa Francesco  GMG 2016 Polonia

 

 

Non accontentiamoci. #puntiamoinalto

Non è buona regola “abbandonare” un blog per cosi tanto tempo, ma era giunto il momento di riflettere per migliorare la costruzione del nostro progetto . Molte cose sono state dette, molti momenti sono stati vissuti, molte cose sono accadute.  Tutto questo è servito per crescere ed evolvere, per raggiungere nuovi obiettivi, per non rimanere chiusi in una gabbia autoreferenziale, per mutare da crisalide a farfalla. Gia ci sentivamo un po  farfalle, ma ora ne siamo consapevoli. Con nuovi progetti e nuove idee sul nostro territorio. Siamo pronti a cambiare i percorsi ed aprirci a nuove sfide. Continueremo coinvolgendo anche altri ragazzi, oltre la decina di quelli “stabili” e quelli di altrettante collaborazioni saltuarie, con l’unico fine di renderli protagonisti, oltre quello che già sono. Cominceremo ad avvicinarci ai preadolescenti, e alle loro difficoltà. Nascerà un progetto sulla genitorialità condivisa per figli e genitori. Un altro progetto in cui i “maestri” saranno i ragazzi, pari a pari ,con i loro talenti e competenze che trasmetteranno idee e progetti, in un clima di apprendimento condiviso. Il tempo passa e ci ha fatto capire come ci serva per renderci competenti e  l’esperienza fatta sul campo, ci fa sentire in sintonia con la meravigliosa frase di Papa Giovanni II. giovanni paolojpgComunque continueremo sempre ad occuparci e a parlare delle cose del mondo e di quello che ci sembra poco detto o che ci viene in mente, come pensiero non convenzionale. Abbiamo sempre dentro di noi la convinzione della bellezza di #noneuncontinentenero.

Bambini di Colette: infanzie rubate

L’unica colpa di questi bambini è quella di essere nati, cresciuti in un contesto sociale debole e fragile, spesso soli, senza una famiglia.

Queste sono le parole conclusive di un articolo, letto ieri, di Cornelia I. Toelgyes , Africa-express.info , sui bambini rinchiusi nelle carceri in Sierra Leone. Oggi, abbiamo la possibilità di restituire un pò di dignitá a quelle infanzie che nel mondo non hanno avuto la possibilitá di essere vissute. Svegliamo le nostre coscienze.

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Allontaniamo l’apatia del non partecipare,  andiamo ad ascoltare Colette. Quei racconti stimolano l’anima troppo sopita da tutte cose che ci circondano che ci rendono spesso inutili per noi e per gli altri . Un solo pensiero: Io che oggi non andró ad ascoltarla e perchè ho da fare cose veramente più importanti  per la mia anima? In tutto questo avremmo anche la possibilitá di provare una emozione in più: come la sensibilitá di un artista reagisce a quei racconti. Il Maestro Stefano Cianti dipingerá le parole e il racconto di Colette, rendendole anche visivamente indelebili e sará sicuramente una esperienza per crescere, per conoscere e comprendere. Per poterci aiutare a guardare dentro di noi e trovare la bellezza e la coscienza del nostro cuore

Riflessione dopo Parigi: la Mauritania,sharia, schiavitù e immigrazione

Dopo i recenti fatti di Parigi ho preferito a pensare invece di commentare suoi social, i buoni e i cattivi. L’Isis persegue la creazione dello stato islamico. Quali sono ad oggi le Repubbliche Islamiche che seguono i dettami della Sharia ed evidentemete modelli dell’Isis? Sono 4: Iran, Pakistan , Afghanistan e Mauritania. Tutte per assioma nemiche dell’occidente? No, una di queste non proprio.
La Repubblica Islamica di Mauritania, che si è liberata dalla colonizzazione dalla Francia il 28 novembre 1960, si sta creando una reputazione come alleato impegnato nella lotta contro l’estremismo islamico nel Sahel. Il paese partecipa alla missione Onu di stabilizzazione multidimensionale integrata in corso in Mali (MINUSMA).
Nel dicembre 2014 ha creato il G5, una conferenza dei paesi del Sahel che comprende Burkina Faso, Mali, Mauritania, Niger e Ciad, per lottare più efficacemente i gruppi jihadisti transnazionali. Il quotidiano di proprietà statale Horizon sottolinea come il governo non tollera interpretazioni politiche o violente del Corano. Questa strategia di pubbliche relazioni ha notevole successo: la Mauritania ha il sostegno diplomatico dell’Unione europea e degli Stati Uniti. Il generale David Rodriguez, capo del Comando Africa degli Stati Uniti (AFRICOM), recentemente ha ringraziato il governo mauritano per il suo sostegno contro la minaccia jihadista regionale in una serie di annunci pubblicitari sponsorizzate dagli USA sui giornali della Mauritania.di contro in questo paese vi è una lotta interna sui diritti civili contro la schiavitù. Qui vi sono organizzazioni che da anni chiedono l’uguaglianza tra le caste in particolare l’abolizione della schiavitù.
Vi sono due casi  significativi di questa opposizione alle leggi governative che riguardano due uomini : Mohamed Ould Cheikh Mkheitir e Biram Dah Abeid

mauritania
Mohamed Ould Cheikh Mkheitir

30 anni, un mauro di etnia bianca “bidhan”, come si dice in Mauritania, viene arrestato il 2 gennaio 2014 da parte della polizia , per aver diffuso su Facebook un testo in arabo dal titolo “La religione, la religiosità e i fabbri”. Denuncia, nel post, la società delle caste e si dedica ad un’analisi  delle separazioni in classi nella società nel suo paese paragonandole all’atteggiamento che il profeta Maometto, presentato come settario e tribalista, teneva nei confronti degli gli ebrei del VII secolo. Per Ould Mkheitir si avvicinerebbe molto a quello che prevale nei “Zwaya” , i centri educativi religiosi costruiti in prossimità dei luoghi santi, nei confronti della casta dei fabbri, gli “harratin”, nella società mauritana di oggi. I vari gruppi e tribù maure sono il risultato di una storia sociale particolarmente complessa che si perde in epoche remote, fatte di migrazioni, conquiste e sconfitte. L’organizzazione socio/politica è molto gerarchizzata e rigorosamente divisa in classi: si ripartiscono in tribù nobili, in guerrieri di origine araba (hasan) unici ad avere il diritto a portare le armi, i marabutti di origine berbera (zwaya o tolba) che sono dediti allo studio e alla preghiera, i tributari (znaga o zenaga), i prigionieri (‘abid), gli artigiani raggruppati in caste (ma’llamin), gli stregoni e gli schiavi liberati, spesso neri, e gli artigiani, che sono considerati facenti parte dello stesso gruppo perché forniscono servizi (harratin) .
Identificato dagli islamisti, che data la sharia, sorvegliano i social , il giovane uomo è stato accusato di mettere in discussione l’organizzazione sociale dello stato utilizzando il nome del profeta.
Dopo una lunga detenzione e il processo, viene condannato a morte per apostasia 24 dicembre 2014 ,per aver rinunciato pubblicamente alla religione islamica. Egli nega pubblicamente di aver voltato le spalle all’ Islam. Ma sulla questione delle caste, persiste e scrive: “Miei fratelli fabbri, dobbiamo essere pienamente consapevoli del destino che ci ha portato ad essere cittadini di questa terra. Dobbiamo quindi difendere il nostro diritto alla piena cittadinanza e una vita dignitosa. ”
La pressione sociale è tale che la stessa madre, che pur aveva ottenuto deroghe al fine di fargli visita, cessò di farlo. Suo padre, come alto funzionario, non viene coinvolto in questo caso. Per quanto riguarda la moglie, Ould Mkheitir, viene richiamata al suo villaggio con la sua famiglia e il matrimonio viene annullato a causa del reato di apostasia.
“La pena di morte non è più applicata in Mauritania dal 1987 e non sarà probabilmente in questo caso complicato,” rassicura un giornalista mauritano. Tuttavia una parte della società civile del suo paese rimane mobilitata per difenderlo. Quattro associazioni, tra cui l’Associazione mauritana dei diritti dell’uomo (AMDH), lancia dal 24 gennaio 2015 una petizione su Change.org per chiedere la sua liberazione . Ad ora è stata sottoscritta da 3300 persone …

Biram Dah Abeid

Nella prigione di Aleg è detenuto anche un importante attivista anti-schiavitù :Biram Dah Abeid ,ex-canditato alle Presidenziali e leader del (IRA-Mauritania), nel 2014. Arrestato l’ 11 novembre 2014 ,insieme ad altri due attivisti: Brahim Bilal e Djiby Sow . Per ricordare un anno dal suo arresto, ha scritto una lettera per ricordare al mondo di una lotta costante contro la schiavitù e di chi, come lui, è in carcere per questo.

Oggi, scrivo dalla mia cella della prigione di Aleg, dove sto commemorando un triste anniversario. Per un anno intero, sono stato tenuto prigioniero. Il mio crimine: combattere la schiavitù. L’11 novembre 2014, sono stato arrestato con altri attivisti anti-schiavitù per aver organizzato una campagna pacifica contro le pratiche della schiavitù in Mauritania e per aver sensibilizzato i mauritani circa i loro diritti alla terra e per i discendenti degli schiavi.
Nel mio paese la schiavitù esiste ancora. Interi gruppi familiari appartengono alla famiglia del loro padrone e sono costretti a servire i loro proprietari tutta la loro vita. Molti discendenti degli schiavi continuano a lavorare su un terreno sul quale non hanno diritti devono dare una parte del loro raccolto a capi tradizionali.
Ho dedicato tutta la mia vita alla lotta contro la schiavitù in Mauritania. La mia casta, il harratin (il nome dato agli schiavi ed ex schiavi), è costituita da neri africani sottoposti a schiavitù dai capi arabo-berberi. Mio padre è stato liberato dal maestro di mia nonna. Sono una delle decine di milioni di discendenti degli schiavi che compongono la grande diaspora nera nel mondo arabo.
Attivisti anti-schiavitù e difensori dei diritti umani, come me, sono spesso messi in carcere. Negli ultimi cinque anni, sono stato in prigione per tre volte. Sono stato rinchiuso in occasione di eventi importanti della mia vita adulta, tra cui la nascita di mia figlia. Ho festeggiato il mio 50 ° compleanno dietro le sbarre il 12 gennaio 2015.

La lettera è datata 13 Novembre 2015 , e pochi giorni prima del processo d’appello, l’11 agosto 2015, con un’abile mossa politica, la Mauritania, in cui la schiavitù risulta ufficialmente abolita dal 1961, ha adottato una legge per la repressione della stessa, definendola crimine contro l’umanità. Ma questi uomini continuano la loro vita da reclusi per difendere i diritti di chi è schiavo. La sua attuale condizione di prigioniero di coscienza è stata denunciata anche da Amnesty International, e Biram Dah Abeid è soprannominato “il Mandela della Mauritania”.

Tornando all’attualità trovo una mappa in rete che descrive il passaggio dei profughi che dalla Siria passano in  Libano e raggiungono in aereo la Mauritania per poi intraprendere il viaggio verso Spagna e Italia. La propongo come riflessione a chi pensa di poter controllare i flussi migratori con provenienze e determinazione.

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Tornando alla lotta di  uomini come Biram Dah Abeid  per la libertà della propria gente bisogna sempre  ricordare chi è morto a Parigi e nel mondo intero per mano di violenti, che non hanno dalla loro la forza delle idee giustizia, uguaglianza e fraternità tra i popoli